Babbo Natale è morto 
 

 

 

Ho la dermatite, mi è venuta a quarant'anni, che palle.
Cassintegrato da 6 mesi al 30% dello stipendio e nessuna prospettiva di uscita. Capelli sempre meno, ma chissenefrega.
E questa maledetta passione dello scrivere che non mi molla proprio...
Sarò l'ultimo sognatore di questo pianeta?

Suona il telefono, che strano... Ho pochi amici, chi sarà mai? Rispondo.
E' un compagno delle superiori che mi informa di un incontro tra gli ex della scuola, una cena per i 20 anni della maturità. Non mi sento maturo, nonostante gli anni che sono passati..
Chissà perché l'hanno chiamata maturità, forse erano altri tempi, si maturava prima immagino.
"E quando sarebbe questo incontro nostalgico?" dico.
"Qualche giorno prima di Natale.."

Oddio.. anche quest'anno Natale, non se ne può più.
Ma perché non lo fanno biennale? O come le Olimpiadi. Natale ogni quattro anni mi sembra onesto, no?

E poi... Perché farlo sempre a Dicembre, nel pieno dell'inverno e nel momento di massima esplosione dei prezzi? Fine Dicembre è alta stagione!
Si potrebbe spostare.. la festa della mamma non è mai la stessa data, allora perché lui sì? Cos'ha Natale più della mamma?
Facciamolo a marzo!
Natale in primavera: non ci si dovrebbe infagottare come esquimesi per andare in cerca di regali e bardare come marziani per un'ora di shopping. Giubbetto di jeans e scarpa da ginnastica è perfetto per Natale!
Oppure... Spostiamolo durante i saldi che risparmiamo qualcosa!
Potremmo chiamarlo "il Saldo Natale" altro che Santo... non c'è più niente di santo in questa festa.

E anche il babbo, svecchiamolo dai!
Basta renne, basta slitta e basta quella cazzo di cuffietta con il pon pon che fa molto "nonnino dell'ospizio", rincoglionito e arrapato.
Dai, basta!
Babbo Natale deve arrivare in scooter e sulla testa, se proprio vogliamo, gli mettiamo un basco o una bombetta tipo cantante funky. Yeah!
Basta anche il rosso, ha stressato... Babbo Natale deve vestire di blu scuro e tagliamogli pure i capelli che così non si può guardare!
Già che ci siamo lo mandiamo in palestra: l'occhio vuole la sua parte, siamo in una società dell'immagine o no?
E ci spaventiamo di fronte allo svecchiamento del Natale? Ma dai...
Poi potremmo fargli un lifting.. una tinta nei capelli e un po' di trucco.. quanti anni avrà adesso Berl... Babbo Natale? Settantaquattro.. settantacinque? Mica è vecchio uno a quell'età...
Oddio, accompagnato da ragazze seminude forse è troppo... fa kitch... però le altre cose non le scarterei a priori.

Odio il Natale anche quest'anno.
Tanto per cambiare.

Figuriamoci andare a un incontro nostalgico, con gente che non vedi da vent'anni.
Devo trovare una scusa.. ma chi gliel'ha dato il mio numero a quello là?
Sto pensando, mi serve un diversivo.

Poi anche quest'anno è un freddo fottuto.
Le strade sono ghiacciate e la gente è irriconoscibile sotto strati e strati di piume d'oca.
Nei centri commerciali la temperatura è tropicale, le commesse stanno in biancheria intima.
Ma forse è una strategia.
E' un po' strano comprare candele profumate, grondando sudore in un giubbotto dell'esercito russo, servito da una ragazza in canotta e infradito. Non mi piace essere paonazzo in quei casi!
Di nuovo Jingle Bells in megastereo, diffuso all'unisono in ogni negozio. Stereofonico e ultrasonico.
Mi sento il vomito...

Trovare parcheggio è pressoché impossibile. Per uno che se ne va sette auto si incuneano.
A Natale la gente è nervosa, si picchia per niente.
Soprassiedo e parcheggio quindici chilometri lontano. Tanto camminare mi piace.
Sfilano intorno a me le luminarie peggiori. C'è crisi, i commercianti non investono più negli addobbi, nelle vetrine.
Va di moda il riciclare cose vecchie, il vintage.
Pupazzi impolverati degli anni settanta, luminarie parzialmente fulminate che rendono la città una città malmessa dell'est europeo. Sdentata.
Quest'anno poi è finito anche il sale visto i tagli del governo.
Così la gente può scivolare e farsi ricoverare in santa pace: ogni marciapiede è un'insidia, puoi scivolare ovunque con gli scarponi che ti bloccano le caviglie!
Odio anche gli scarponi...

La gente non sorride, è un Natale di basso profilo quest'anno, noto la differenza con altri natali sfavillanti dove si facevano regali costosi e si sorrideva a tutto spiano (cazzo hai da ridere, eh?).
Quest'anno sono tutti depressi, quasi quanto me, in pochi comprano o fanno calcoli per spendere poco. Chissà quanti regali riciclati passeranno di mano in mano!
Ci sono oggetti che girano da tempi memorabili, quando te li regalano pensi solo che il prossimo anno li rifilerai a qualcuno che non sopporti. Il gatto segnaposto in silverplate... O l'ennesima fruttiera dalla forma stravagante.
Non mangio nemmeno frutta io!
Oggetti made in china a go go, plastica tossica come se piovesse.

Carlo mi richiama. Non molla.
Fingo di non sentire. Ma lui chiama, chiama, chiama, chiama e chiama.
Rispondo per noia, per zittire quella stramaledetta suoneria. Non so nemmeno cambiarla...
Ha organizzato ogni cosa. "Allora ci sei?" chiede.
Come faccio, così su due piedi, a dirgli che preferirei guardarmi un film da solo, nella pace del mio divano e nella solitudine delle mie quattro mura?
Come faccio a dire che non ho niente da raccontare e ancor meno da festeggiare?
Non ci riesco. Così facciamo la conta di chi c'è e chi no.
Non ricordo nessuno dei nomi che mi fa... gigi, lele, bea... cazzo di nomi!
"Enrico?" chiedo.
Era l'unico che ricordavo, l'avevo visto da poco, il babbo Natale tossico che stressava la gente il Natale scorso. Che ridere... avevamo pranzato insieme e lui nemmeno si ricordava di me.
Me lo vedo ancora con quel vecchio costume bianco e rosso mezzo sgangherato. Rattoppato sul didietro.
Con il suo sorriso asimmetrico e decadente.
Lo vedo ancora nella sua andatura claudicante.
Le mani rovinate.
A dar via caramelle scadute.

Enrico era una ragazzo strano, lo ricordo a scuola con la borsa militare tappezzata di toppe dei Doors.
Portava i capelli come un figlio dei fiori in un'epoca sbagliata e non prendeva niente sul serio. Brillante ma autolesionista.
Persi le sue tracce... Gli amici di scuola tendono a dissolversi quando la scuola finisce, è una regola non scritta che puntualmente si realizza.
"E allora, Enrico?"

"Enrico è morto a febbraio".
...
Enrico.
E'.
Morto.
A.
Febbraio.

Overdose.

La musica diventa all'improvviso stonata come uscita da un giradischi scassato. Rallentata e distorta.
Mi cade il telefono per strada ma lo lascio dov'è. Anche lui riverso per terra, abbandonato dall'umanità come Enrico, trovato in un vicolo come un senzatetto qualunque. Cammino oltre mentre le lacrime mi rigano il viso, passano sopra alla dermatite e cadono piroettando sul marciapiede. Stringo i pugni dentro alle tasche del giubbotto e smetto di vedere la gente che incrocio. Non ci sono più vetrine festose. Nessun negozio agghindato a festa. Non vedo nemmeno più le comitive di ragazzi colorati che schiamazzano in giro. Cammino come fossi l'ultimo umano sulla terra o l'uomo più solo del mondo.
Là dietro il cellulare abbandonato gracchia come qualcuno che agonizza, circondato da un mondo che passa oltre e fa finta di non sentire. Che gira il viso dall'altra parte e continua il proprio cammino verso un Natale festoso.
Vibra il telefono come qualcuno che ha gli ultimi sussulti di vita. Che scalcia a scacciare i fantasmi che lo portano via. E che poi si placa, abbandonato all'evidenza che nessuno lo salverà.


Babbo Natale è morto.






Autore: Tosarelli Massimiliano
2010 Diritti riservati.

Editing: Paola Mussinano, Silvia Dambrosio.
Cavie: Sparkling, Bonny, Simona.



 

 

Leggi il primo racconto:

Babbo Natale è un Tossico.



E puoi sempre leggere la:

Guida quasi Galattica per evitare il Natale.



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