
Salite
a bordo di questa macchina scassata in compagnia di tre tipi un po’ strani.
Percorrete con loro le strade sconnesse della periferia imolese - tra Bologna
e il mare - e ascoltate le storie bislacche che si sovrappongono nel loro tipico
modo di raccontarle: frenetico e sballato. Forse hanno bevuto qualche birra
di troppo... O forse è il loro modo di essere autentici e precipitosi. Hanno
fretta di arrivare e spingono al massimo quel vecchio catorcio...
Uno spaccato autentico di avventure e interessi che lo spericolato autista ha
in comune con altri due. Lo spazio tra le righe è lasciato a quelli che hanno
amici veri e che con loro vivono storie ordinarie.
Allacciate le cinture dunque: si parte.
“Poema
jazzfunkeggiante
sull’amicizia”
Ci
hanno dato cattivi voti per essere ribelli, insicuri, fragili e romantici, spensierati
e superficiali, duri e simpatici, sporchi e sudati, egoisti e generosi, bastardi
e psicopatici, allegri e insoddisfatti, irriducibili e un po’ maniaci, che si
infiammano
per.......
.........per l’amicizia; per una bella fotografia;
per un venerdì notte in piazza
Maggiore a giocare a pallone sempre nei progetti e mai realizzata;
per una partita di basket tre contro tre da Werther;
per una partita a ping-pong alle
terme di martedì sera fino alle 2 cercando di colpire gli spigoli in tre, due
da una parte e uno dall’altra o anche tutti dalla stessa; per una birra
in quell’osteria dove al mercoledì suonano
dal vivo; per il giovane Holden;
per Jack Frusciante;
per Kerouak e per
i Beat; per quel film un po’ violento
ma dove gli attori hanno delle cartole
così e che fanno certi balli
strani che imitiamo in discoteca; per quella tenda e quel campeggio
dove dovevamo spaccare il mondo in tre ma che alla fine eravamo in due; per
quella discoteca
dove ci va tutta quella gente
grande e dove il DJ mette su tutti quei dischi di musica
jazz, acid-jazz,
funky e soul; per quel rombo così tosto di quell’Harley,
per quella maglia dell’Hard
Rock e quei pantaloni militari; per quella moto "non è una moto,
è un Chopper piccola";
per quelle lunghe notti
a fare discorsi sulla vita, che
quando andiamo a casa è tardi e uno dei tre lavora a San
Giorgio-ma che ti frega...; per quelle birre e quei salatini dal
Selvaggio;
per le storie inverosimili
del Selvaggio; per quello spaccone
del Selvaggio che quando uno parcheggiava in quel piazzale gli chiedeva se il
palazzo era il suo... (imbecille...);
per quella macchina che non tiene il minimo o per quella tutta ammaccata
e senza benzina o per quell’altra senza fari e con due soli copricerchi perché
glieli hanno fregati; per quel taglio alla cantante dei Stone
Temple; per quell’herpes
sul naso che sfrega sulla camicia di quell’altro; per quel taglio di capelli
fatto da solo; per le sette birre
a stomaco vuoto che lo fanno fermare in quella piazza alle quattro; per quel
beverone
al guaranà che a quell’altro lo faceva sentire così su-su e poi così giù-giù;
per tutte quelle paglie
scroccate; per quel certo fratellino fantastico; per quel gattino che fa le
fusa ma che non può stare in casa; per quella lista al Moody
ed anche per la sua musica
che non ci piaceva; per la guarnizione di testa che uno che faceva i centoquaranta
costanti ha bruciato a quell’altro che dormiva e gli aveva detto di non superare
i 120;
per quel concerto di Ben Harper
che uno si è perso ma che gli altri due hanno perfino comprato il poster (uno
poi non lo trova più); per quel giorno a vedere i Buskers
alle otto del mattino in una Ferrara
senza sapone dove la musica iniziava alle 18 e che, mentre uno cercava la locandina
gli altri due facevano foto assurde
alle cameriere grasse;
per quegli anelli al pollice o all’indice che "voi portate solo al venerdì";
per "Hey
come va la vita?"; per Leonard
Cohen seguito dalle L7
con quel bee-beep nel mezzo (colonna
sonora); per Natural Born
Killers in una serata con un viavai
infinito, un bambino che dormiva e il videoregistratore che per farlo andare
gli sparavamo certi cazzotti...;
per tutti quei cd o cassette che ci prestiamo ma che non ci ridiamo indietro;
per quel cavolo di Mercatone
che guasta i fine settimana, i sabati pomeriggi a Bologna e le domeniche a Cervia;
per quel Mercatone che finanzia le birre
di uno e fa morir dal ridere gli altri due quando sentono i clienti
che chiedono le "ababbuccie"
(invece delle abatjour); per quella camera bianco-perla super
laccata e con i brillanti di plastica in stile marocco;
per tutte quelle ragazze con la faccia antipatica
che non abbiamo conosciuto; per quella barista per cui uno avrebbe cambiato
vita ma che lei stava con un DJ
antipatico; per quella collega di lavoro che non si può nominare; per quel magazziniere
con una risata così; per quella multa per divieto
di sosta al concerto Hard-core
che aveva il parcheggio chiuso; per quello con basette
galattiche e la malinconia per l’ex
che l'aveva mollato;
per quello
secco e tarantolato,
faccia da bravo ragazzo, che non si confida mai; per quell'altro che si arrabbia
con la sedicenne
che gli mette gli anfibi
in faccia mentre guida una macchina stipata; per quella casa che non è una casa
ma un castello nella campagna Guelfese;
per quelle grandi abbuffate promesse
e mai fatte nella casa che non è una casa ma un castello nella campagna Guelfese
di quel taccagno che sappiamo;
per quel metano che ci dà una mano;
per quel dondolo su cui ci dondoliamo
una volta all’anno; per quella foto che sembra che schiaccia
ma non arriva al canestro con una sedia; per quella volta che quello con una
barba
così per prendere un rimbalzo a un bambino di 3
anni si è rotto il malleolo;
per quelle distorsioni, stiramenti e gastriti
di quello con un fisico chiavica; per quel lavoro così lontano, per quell’università
così ostica e quell’altro
lavoro così imparentato;
per quelle riunioni di maggioranza; per quei fratelli piccoli che si fanno la
bella ragazza; per
quella mamma con la voce dolce (oh tua mamma!); per quel papà
capoturno che si arrabbia con un amico; per quell’altro papà tenebroso (Big
Luciano); per quel Bologna
primo in classifica; per quella Fortitudo
più forte della Virtus; per quel Milan... facile tenere per il Milan!; per quella
Juve... facile tenere per la Juve!; per le mucche
pazze che mangiamo; per la politica
che non capiamo; per le pensioni a settant’anni quando sei vecchio che ci vorrebbero
a vent’anni che ti puoi divertire;
per quelle storie di Copenaghen, Stoccolma e Norvegia;
per quelle storie di Portogallo; per quelle storie di campeggio
con le francesi; per la Carlsberg
che fino a un mese fa a uno faceva schifo
ma poi è stato in Danimarca non la smette di bere; per quell’altro che odiava
il vino ma che adesso si ubriaca di porto
per lo stesso motivo (portogallo); per quello che non ha visto produrre né vino
né birra né tantomeno whisky ma
è sempre più
di là che di quà; per quelle strade secondarie
che hanno deciso di percorrere perché sono meglio di quelle dritte che fan tutti;
per quei tramonti così spettacolari;
per tutti i prati appena tagliati; per tutte le cose che sono state dimenticate;
per la vita che quei tre hanno
vissuto insieme; per quell’articolo del morto bruciato che si è spento dopo
tre giorni; per i palloni da basket in società; per i sandali che puzzano;
per la forfora; per il pelo; per le sopracciglia;
per i carburatori sporchi; per le colline
Dozzesi; per gli ingegneri tedeschi che rompono i bicchieri;
per le pisciate
ai Bancomat che non vogliono cacciare la grana;
per gli alberi; per le rondini; per l’estate corta; per il deodorante alla vaniglia;
per il gel nei capelli; per la barba fino in fronte; per quel mare sporco; per
quegli amici che cantano col microfono basso e tutti si incazzano; per il teatro;
per quelli del bar
che vanno in albergo e bevono prosecco
che se invece di andare alla Via
venissero una volta al Cap...;
per tutte le pasticcerie al di fuori del Picchio che fa paste sott'olio; per
le balle sulle "cecoslo-vacche
senza collo" che quando uno è andato a lavarsi le mani quell’altro
aveva già iniziato (E tu cosa hai fatto? Mi sono unito a loro!); per
i grandi sogni; per le mani bucate;
per lo sciacquone;
per la carta igienica che gratta; per la pipì
sugli stivali; per la fattoria con le ruote; per le cartoline non spedite; per
quella spedita che è arrivata 6 mesi tardi; per le cose non dette; per le cose
non fatte; per quel biondo che fa incazzare;
per tutti i drogati; per tutti gli alcolisti; per i tatuati; per tanti altri
ma non per gli snob
che non li possiamo vedere; per quelli che non hanno cavallini sul taschino;
per quelli che non hanno il cellulare e che non
parlano a voce alta al ristorante o che non si chiamano da due metri;
per quelle che non se la tirano perché "mica ti vogliamo violentare,
solo conoscerti"; per quelli che usano il preservativo
per farsi le seghe per paura dell’AIDS;
per quelli che odiano le lesbiche che se fanno tutte così... poveri noi; per
tutte quelle che non capiscono; per tutti quelli che non hanno pregiudizi; per
chi rutta
e "che cazzo me ne frega"; per mio cuggino mio cuggino che
da piccolo una volta è morto (Elio); per chi si gratta le palle;
per questo mondo che è l’unico che abbiamo ma che stiamo distruggendo; per la
puzza che c’è sull’autostrada a Faenza;
per le donne romagnole; per la piadina con lo squacquerone;
per lo stufato di fagioli; per l’alito
di quello che mangia l’aglio nei giorni che non mangia cipolla; per questo sole
che ci fa venire l’eritema; per le puzze
sulle macchine degli altri; per gli accendini cileni che portano
sfighe immani;
per quel Marco che tra un cocktails
e l'altro prende per il collo tunisini ubriachi;
per quello che ha un soprannome che assomiglia ad un ballo; per quello che uno
chiama come quella coppia dei fumetti
senza Flo; per quello che ha un soprannome che qualcuno con una c e qualcuno
con due; per il tre
che è un numero perfetto; per l’amico di quello che sa cantare solo lui e Cobain
è stonato; per un altro amico che si beve litri di grappa; per quelli che mollala;
per quelli che tienila stretta;
per quello che ti consola se sei in rotta con la tua ragazza mentre l’altro
se la spassa al Grand
Hotel; per la Maccarena che fa schifo ma che due hanno ballato alle
Indie;
per quello che non si faceva sentire da tre anni e che ti chiama per la storia
delle multiproprietà;
per quella ragazza scaricata da uno e presentata con un nome sbagliato dall'altro,
dopo averci parlato per mezz’ora; per le cotolette
sullo stomaco; per il prosciutto costoso; per quella pizza ferrarese che costava
il triplo di quella degli altri due (aveva un carciofino in più!); per la foto
alla statua di De Chirico che non
era mica Chierico quello della
Roma; per le viti che non si invitano; per le impachettatrici che non impacchettano;
per i lampadari che non lampadariano;
per i Sepultura;
per il concerto a Milano dei Sepultura a mangiare cotolette mentre metallari
si spaccavano le ossa; per i bagni
con la ciambella; per quell’agente di commercio che per vedere l’Italia a Wembley
aveva inventato gravi problemi famigliari e che quando è stato inquadrato in
primo piano in tv gli hanno gridato "Curnutu
!!"; per la mucca con la parrucca; per le Clark;
per il Maggiolone; per la Duecavalli
bianca; per lo Squalo non il pesce; per Shumacher che non è l’ultimo arrivato;
per James Dean;
per Ornella Muti; per la Nutella; per i luoghi non comuni; per chi non guarda
la televisione; per i due del tredicesimo;
per chi non sa usare il computer; per quella mattina alla stazione di Bologna
dove si prendeva il treno per Arezzo e uno è volato contro una colonna; per
le zanzare che ci sono in campagna
talmente grandi da fare allo spiedo; per chi ama la vita e odia la morte; per
chi suona la tromba; per l’amico
Jazzista che suona come un dio
il piano e ha abbandonato il conservatorio all’ultimo esame per la tromba; per
quel fratello artista che suona
l’armonica da autodidatta ma che nessuno l’avrebbe detto e che lavora all’asilo
come aiuto maestro; per le smorfie dei bambini piccoli;
per noi che grandi non ci vogliamo
diventare; per tutti i sassi nelle suole delle Palladium
quando le mettevamo; per Lorett de mar
e per il Village Inn; per le spiagge libere; anche per le spiagge nudiste; per
i fuochi al bar Giuli; per i fuochi
al Colonne; per i fuochi
e basta; per gli otto in condotta che ti differenziavano dai coglioni;
per tutti quelli che si accontentano
della sufficienza; per i gas di scarico che ci riempono i polmoni; per le vacanze
che dobbiamo ancora fare; per i libri
che dobbiamo ancora scrivere; per le tele
che dobbiamo ancora dipingere; per tutti i bambini che nasceranno e sceglieranno
di non essere dei caproni che seguono
le mode; per tutti quelli che escono dagli schemi; per quelli che odiano gli
schemi di Sacchi; per le partite
a calcetto dove uno dei tre è praticamente imbattibile; per la lingua inglese
che uno sa a pacchi; per
gli hamburger di Armando
che li digerisci a rate; per le macchine fotografiche con lo zoom più lungo;
per quello che rompe gli stereo
agli amici; per i colori; per gli
animali; per
Dante che ha scritto un libro che non si capisce e ci perseguita a scuola;
per Due di due;
per l’arcobaleno quando finisce la pioggia; per tutto il tempo che passa; per
le notti; per i giorni; per gli occhi gonfi;
per questa "cassa qui";
per la gioia; per l’allegria; per
tutto quel matto divertimento; per le persone simpatiche; per le cose che ci
legano; per le nuvole; per l’amicizia vera; per l’acqua che scorre nei fiumi
che dovrebbero essere più puliti;
per le api che ci beccano; per le cacche
pestate; per le patate (che fa rima); per noi tre forever;
per questo cielo così azzurro e puro; o per quest’altro così nero e stellato
che guardandolo ti puoi perdere in sogni
di libertà; per un falò nella notte
che ci scalda e ci fa sentire vicini...

Se non hai fretta ti invito a compilare un brevissimo questionario (stupido).
Il tuo giudizio è stato: