
Hermes magazziniere.
Come aveva già scritto qualcuno era una notte buia e tempestosa, per me niente di diverso da tutte le altre notti visto che dormo con le tapparelle abbassate e metto tappi nelle orecchie...
Il vento faceva sbatacchiare gli scuri delle case vicine, quella notte maledettamente più scuri del solito. Sbatacchiavano gli alberi contro le facciate dei palazzi grigi, Giovanni invece, noto play boy del quartiere, sbatacchiava Miriam, una zoccola periferica che la dava via per quindici sacchi.
Io, avvolto - anche avvoltoio ma questo non ha rilevanza... - nel mio squallido pigiama con le brache dal cavallo basso, tanto basso che un pony gli faceva un baffo... Un pigiama da urlo: colore azzurro ospedale stile reparto di medicina generale, casacca infeltrita dalle maniche troppo corte per essere vere; macchie di caffelatte, brioche alla crema, succo alla pesca, un panino al prosciutto da portare via e scusi c'ha mica da accendere?, bè, ecco, io intanto mi giravo nel letto.
Uno squallore di letto visto che era stato nuovo quarantacinque anni or sono quando Ernesto, il padre di Beppe - miei vicini di casa - l'aveva vinto alla lotteria della Festa dell'Unità da lui stesso organizzata. Ne è passato di tempo! Ora Beppe ne ha cinquantacinque, suo babbo ottantadue con la prostata andata a puttane, e quel letto dopo vari baratti è divenuto mio in cambio di un tostapane che più che tostare carbonizzava, una bicicletta con gli adesivi maragli nelle razze e un introvabile Autovox bianco e nero con il copri schermo azzurrato per dare l'illusione del colore.
Morale: io, modesto esemplare di trentenne, alto uno e ottantacinque, dormo ancora oggi in quello che andrebbe stretto ad un sedicenne. (I sedicenni di oggi sono due e quindici ma questo lo teniamo segreto perché allora tutta la storia crolla).
Tuttavia in quella notte le ore passavano ruffiane, la mia stupida espressione sembrava imitare la stupida espressione che aveva Alberto Camerini in un vecchio poster adiacente al letto della mia sgangherata camera. Non avevo mai osato toglierlo perché troppo spaventato dal grande rettangolo di muro bianco che viveva al di sotto di esso: una sorta di quadro color avorio con grossolane pennellate di un pennello di infima qualità (sicuramente Cinghiale: non ci vuole un pennello grande ma un grande pennello...). Pressappoco quello che diceva Miriam per attirare i clienti: "Grande figa ventiduemila davanti, venticinque fammi quello che vuoi. Pagamento in anticipo, non si fa credito".
Comunque. La tempesta tempestava i campi di albicocchi in fiore e probabilmente i contadini stavano compilando domande di risarcimento per calamità naturali tuttavia io non potevo accorgermene perché sordo a causa degli spugnosi tappi gialli "Ear classic" e troppo preso da un sogno erotico che non giungeva mai al momento cruciale.
Così, sul più bello, proprio quando la Schiffer si era convinta a concedermi la posizione dello scoiattolo - "stai attenta che le mie non son noci e non si mangiano, perbacco!" - in definitiva quella preferita da quel culattone di Cip durante l'amplesso con quel drogato di Ciop...
Ecco, proprio in quel momento qualcosa mi destò facendomi imprecare non poco.
Pensai a cosa poteva essere stato. Un nano della dubbia sessualità che faceva strani discorsi all'incontrario per rivelarmi la risoluzione del giallo della morte di Laura Palmer?
La mia professoressa di latino del liceo che le era capitato in mano un mio vecchio foglietto da lei requisito sul quale si ritraeva Polifemo (che non ci vedeva un tubo ma aveva un cazzo così!) che la possedeva dicendole "Errare umanum nord-est" e le era venuta voglia di fare l'amore con me?
Furia a cavallo di Tex, inseguiti da Minny e Topolino, Stanlio ed Olio, Stusky ed Hutch, Klismann e Matthaus?
Via via - scappate via! - i miei pensieri si fecero più limpidi e sensati. Un male atroce al di sotto dello stomaco mi stava uccidendo, ecco cosa mi aveva svegliato!
Era una notte buia e tempestosa e forse Alien aveva scelto il mio intestino per far nascere il protagonista dell'ultimo nuovo e micidiale episodio di quella nefasta saga: "Alien 19, alle prese col quotidiano. Il controllore ti ha beccato sul tram senza biglietto e a causa del ritardo il tuo capufficio ti farà un culo così".
Un male lancinante - che avrebbe steso perfino il cavaliere Lancillotto che o era un gay o aveva un culo terribile con i numeri ritardatari - tentava di stendere pure me.
Scesi a fatica dal letto strisciando fino alla finestra, alzai la tapparella e feci ampi gesti a Giovanni e Miriam che stavano ancora copulando sulla Regata metallizzata, parcheggiata sul marciapiede di fronte. Niente!
Gli lanciai la sfida, ma più che la sfida lanciai un sasso che finì sul cofano della prestigiosa berlina (che a quell'ora era alla berlina dei lanciatori di sassi notturni).
Giova alzò la testa e cercando di non perdere il ritmo, mi guardò muovendo le labbra come per comunicare: "Vaffanculo, testa di amianto domani vado dal carrozziere e metto tutto sul tuo conto!" Ma io feci fatica a comprendereil labiale e capii: "É molto buio quasi color amaranto, questa donna ha una carrozzeria niente male, l'ho scopata molto ma ho perso il conto."
Avevo capito bene? Forse voleva dirmi: "Ciao ciccio-bello-quà-quà la serata è niente male se non fosse per il caldo tropicale ed il sole allo zenit che impedisce ai miei occhi una corretta visione della vita, cosa fai domani sera vieni allo Stork che c'è un duo lesbo mica da ridere?".
Forse intendeva soltanto dire: "Vecchio cialtrone tirasassi!"
Bho...
Sbigottito dal dubbio mi ritirai annaspando in cerca del bagno. Rantolai svegliando la tarantola...
Nessuno poteva aiutarmi, ero spacciato, qualche volta spacciatore ma solo per rimediare due soldi e non cambiava la situazione. Stavo morendo, qualcosa dentro di me tentava di farmi esplodere le viscere, ero un malato terminale, quasi-quasi computer...
A fatica giunsi in bagno e finalmente capii da dove veniva quel dolore svuotando la vescica nell'opaco cesso. Mentre pisciavo non potevo fare a meno di guardare la mia grande e sublime facciacculo che riflettendosi nello specchio sembrava dire:
"Hermes fai in fretta e torna a letto che domani c'è da fare l'inventario".

Se non hai fretta ti invito a compilare un brevissimo questionario (stupido).
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