Dott. Liparoli, pezzo di genio.

 

La sala d'aspetto del dottor Liparoli Wainer - esperto in medicina generale, ortopedia, otorinolaringoiatria (terrificante...), gastroenterologia, chirurgia, ginecologia (soprattutto questa), tossicologia, cardiologia, veterinaria, tricologia, cartomanzia, astrologia, con spiccate doti medianiche e paranormali - sembrava un museo dell'orrore. Paura...

La grande sala era ricoperta di vecchia carta da parati color crema a fantasia floreale; al centro c'era un tavolino antico, con le gambe sadicamente ritorte, con sopra una moltitudine di giornali di medicina generale. In quelle pagine cercavo disperatamente distrazioni dall'atmosfera malefica di quel posto tentando di evitare le figure più raccapriccianti e soffermandomi nella lettura delle malattie che ero sicuro non mi riguardassero.

Le sedie dove attendevano i pazienti - mica tanto pazienti - erano foderate di velluto rosso sangue, sopra le quali ci si affondava come risucchiati da qualcosa di orribile. Nei muri, invece di graziosi quadretti di nature più o meno morte, c'erano quadri di organi umani che sembravano veri. Un fegato sezionato con la dicitura: l'alcol fa male ai minorenni. Un polmone completamente affumicato con la didascalia: Il fumo nuoce gravemente alla salute Art... Un cervello sconquassato con sotto: Hascisc, marijuana, LSD, trip e coca? No, grazie! Un arto spezzato: tackle in scivolata!  Una cassa toracica sfondata: non scherzare, amico! Uno scheletro intero: c'è nulla da mangiare in casa? Un cranio penzolante:
un cranio penzolante!

Visto che i miei ricordi non sono nitidi forse le didascalie non erano esattamente come le ho riportate. Non lo so.

Il dottor Liparoli era un grande scienziato e luminare - quasi-quasi lampione - nonostante si dicesse in giro che avesse la quinta elementare. La sua presenza era però rassicurante. Ogni volta che assistevo ad una visita lui alla fine diceva: "Bene-bene, una pastiglia di xxx alla mattina ed una alla sera".

Non riuscivo proprio a interpretare il significato di quel bene-bene - bene per chi? Bene in che senso? - ma ero certo che per qualsiasi problema della mia famiglia le pastiglie di xxx erano la cura. Tra l'altro, durante le sedute di mamma venivo rinchiuso nello sgabuzzino dell'ambulatorio e dalla serratura vedevo il dottore avvinghiato a lei - coi pantaloni abbassati - che le praticava quelle sue strane terapie di cui era famoso in paese. Bho...

Ma renderlo tanto famoso nelle zone limitrofe era stata la scoperta del virus che rendeva i bambini mulatti, praticamente neri, quella che sfortunatamente colpì anche mia sorella Chiara. Non si è mai scoperto da dove provenisse, se dall'Africa o dalla Patagonia, fatto sta che dall'arrivo in paese del bracciante agricolo Mohammed, tanti di noi ne furono affetti. Il nostro dottore si prese tanto a cuore la scoperta del virus perché anche i suoi gemellini, Mario e Leopoldo, furono contagiati.

Era molto contagiosa, infatti per un certo periodo pure la moglie ne fu colpita - e colpita è parola appropriata... - proprio al di sotto degli occhi che divennero prima neri e poi viola, in una forma diagnosticata minore. Tuttavia col passare del tempo lei riuscì a guarire, i bambini purtroppo no. Chiara, mia sorella, fu più volte lavata in acidi e solventi chimici ma tutt'al più dal nero passò al grigio topo che era anche peggio.

Non posso non ricordare che altri medici e biologi tacciarono il signor Liparoli come ciarlatano, cialtrone, medico della mutua, pezzo di caramella, lestofante e cavallo di coppe per la grandiosa scoperta. Lui mai si scompose, definendoli invidiosi e sfidandoli a leggere i risultati da ottenuti nella nell'enciclopedia della medicina che nessuno di noi ebbe la fortuna di vedere.

Un giorno d'autunno quando ancora il sole era alto e soffici nuvole bianche solcavano con allegria il cielo azzurro quel pomeriggio azzurro come quasi mai fu visto in quei mesi solitamente grigi e cupi periodo in cui le foglie già erano cadute da un pezzo e l'erba era gialla con un'aria tutt'altro che tiepida, in numerosi morirono d'asfissia per l'assoluta mancanza di punteggiatura e senso di questo paragrafo. Ma qui anche il nostro medico luminare aveva ben poco da fare.

Ora, a tanti anni di distanza, il dottore non esercita più la sua professione e quasi ottantacinquenne lo si vede in giro nei bar del paese guardato con rispetto da tutti. I suoi gemellini sono cresciuti e diventati forti, la loro somiglianza con un uomo di colore della bassa è impressionante tuttavia anche altri giovani della loro età avevano quelle caratteristiche.

Ad ogni modo Mario e Leo - soprannominati Hansel e Gretel per una vaga movenza omosessuale - hanno cura di lui e lo sorreggono come due solide colonne.

Lipa si trascina, smadonna, scatarra e sputa roba collosa che rimbalza sulla strada asfaltata, volando sul marciapiede rialzato, compiendo un'inversione di marcia contro la casa Cantoniera, piroettando contro il plexiglas della fermata del bus e fermandosi sulla punta delle scarpe di vernice del Sig. Pasquale Lino, noto commercialista.
Pasqualèn non se ne avvede e sale sulla lunga corriera Blu pensando ai fatti propri: quella mattina ha molte cose da fare, il suo lavoro lo porterà nei negozi di frutta, dal calzolaio e dal fornaio a presentare le nuove strategie del mercato per l'anno a venire. Vestito di tutto punto.

In ogni posto berrà un cicchetto e parlerà dell'invasione dei prodotti Nipponici, della manodopera dei paesi poveri che costa poco e dà scossoni ai nostri mercati, tenterà di essere lucido quando a sera - praticamente ubriaco - rientrerà a casa e riporrà le sue scarpe per bene in fondo al letto per trovarle nella stessa posizione la mattina seguente quando - troppo assonnato - continuerà a non accorgersi dell'ormai coagulato catarro del nostro Liparoli.

Oggi un nuovo dottore esercita in paese, ma è tutta un'altra cosa.

Il giovane laureato non esce dai limiti che gli competono, non si occupa della psicologia delle nonne, non tira calci in culo ai bambini scalmanati, non tocca il sedere all'infermiera dalla scuola, non estrae i tarocchi sulle diagnosi complicate, non fuma il sigaro in faccia alla donna incinta, non si soppesa il pacco come fanno i dottori professionisti, non si cala le brache nelle sofisticate terapie, non dice mai bene-bene al malato terminale, non fa togliere le mutande alla ragazza con l'unghia incarnita e soprattutto non prescrive le stesse maledette pastiglie se sei andato lì per un semplice certificato.

Nessuno ha mai saputo - seriamente - prendere il posto del vecchio Lipa, no.

Ancora oggi, quando alla sera ho mangiato pesante, col fegato gonfio e il gomito ancora alzato, vado in bagno e apro la dispensa delle medicine stipata di centinaia di scatole di xxx.

Un rutto acido. Una scorreggia maleodorante e una lisciata alla barba ispida davanti allo specchio. La cera non è delle migliori: il colorito verdastro, come i capelli della mamma. E l'immagine riflessa nello specchio - un po' stanca e disgustata - della mia malandata facciacculo, pare guardarmi e dire: "Hermes sei il solito vigliacco bevi come una spugna e mangi come una fogna, prendi subito tre pastiglie e vai a letto filato che come diceva il dott. Liparoli - gran pezzo di genio -
una al giorno toglie il medico di torno, sono trentaquattro mila, manda pure tua mamma a pagare".









Carissimo visitatore, il racconto in cui ti sei imbattuto - involontariamente o meno - è stato pubblicato in una raccolta di racconti edito da regolare editore e più o meno disponibile in libreria (forse è esaurito da tempo...). Il costo del volume è di 15 Euro ed il titolo è "Racconti 2002" (che idea originale!).

 

Per informazioni rivolgersi a:

Editore: Liberodiscrivere
Collana: non indicata
ISBN: 88-7388-038-X
Pagine: 260
Prezzo Euro: 15,00 + spese di spedizione e contrassegno
Email: nicoletta@liberodiscrivere.it

 

Salutissimi

Massimiliano


 

 

 

 

 

 

 


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