Pino
Cacucci
"Siamo abituati a dare una valenza negativa al concetto di fuga. I sussidiari delle medie c'insegnano che è un gesto vile, una rinuncia ad affrontare avversità e responsabilità. La fuga è invece l'unica scelta dignitosa quando non puoi cambiare piu' nulla e non vuoi neppure lasciarti coinvolgere, diventare complice.
Appartengo a un frammento di generazione colpevole di un'eccesso di sensibilità in un epoca dalla quale la sensibilità è bandita: i superstiti non potevano fare altro che fuggire.
Abituati come eravamo a vivere la vita per strada e nelle piazze, una volta rinchiusi in una stanza, la fuga era anche scrivere immaginando cio' che non vedevamo piu' o raccontando le storie di autoesclusi divenuti invisibili. Anni di vuoto annichilente, vuoto di passioni, di voci, di suoni, anni per i quali conta piu' il colore delle scarpe del colore di uno sguardo, i numeri piu' delle parole, anni che non si possono salutare con sollievo perchè il vuoto è stato riempito dal cupo rumore dell'intolleranza, del razzismo, del proibizionismo eletto a filtro di ogni devianza, anni forti con i deboli e deboli coi forti.
Opporsi a tutto questo con la penna è poca cosa e sarebbe stupido illudersi di farlo. Ma con la scrittura di genere, o con il fumetto si possono trasmettere insinuazioni, piccole incrinature nella sfera gelida di questa che vorrebbero fosse 'la migliore delle società possibili'. Raccontare le piccole infitesimali storie degli sconfitti, poco importa di quali illusioni e speranze, disperazioni, cio' è possibile farlo solo nello spazio di un libro scritto e disegnato, perchè gli altri, i vincitori di sempre,hanno già tutto il resto, giornali, telegiornali che accendono e spengono le emozioni nella gente con un telecomando sul cuore.
Non mi sento neppure uno scrittore ma solo un narratore di storie che usa personaggi squinternati, vinti, che fuggono per sopravvivere, che risultano amorali perchè vivono in un mondo dove gli immorali impongono la moralità comune, emarginati perchè si mettono da parte di fronte a un'esistenza intollerabile.
Ogni tanto uccidono una o due persone alla volta, e diventano degli assassini, perchè appartengono a un mondo nel quale si è eroi uccidendo mille, diecimila persone per volta, meglio ancora se premendo un bottone anzichè un grilletto. L'amicizia è per loro complicità, due vite apparentemente opposte e senza punti di contatto. Ma l'amicizia impone la complicità anche al di sopra del solco tracciato da quelli che decidono la differenza tra bene e male: sotto città lontane del Messico o dell'Oriente, vi sono scoperte radici profonde, vive, tenaci, ancora non disposte a soffocare sotto il peso di un nuovo ordine mondiale.
Il punto di fuga è quello da cui partono infinite linee, basta seguirle per scoprire altrettante realtà, dimensioni, mondi. Non è solo un modo per fuggire ma anche per capire quanto siano risibili le cose che ci sembravano assolute, se appena le guardiamo da lontano, e tornare, serve a riguardarle da vicino con occhi diversi.
La grande fregatura del non avere un futuro è credere che il passato sia sempre meglio del presente. Peccato dover ammettere che certe volte è vero..."